“Faccio un salto all’Avana” – Intervista con Aurora Cossio – o anche: manuale di come si ritorna in Italia.

June 2, 2011 — 1 Comment

Link all'”L’Italiano” in pdf – articolo a pagina 8 – Prodotto da Medusa film e Rodeo Drive, “Faccio un salto all’Avana” è un film che è andato giù più veloce della Coca Cola che mi sorseggiavo al Roxy col biglietto omaggio, liscio come una rincorsa di Tom & Gerry e gassato come un marameo alla Tex Avery,  una storia semplice  ma in grado di cristallizzare l’italico paradosso con nonchalance sudamericana. Regia: Dario Baldi.

I protagonisti maschili sono Fedele e Vittorio,  interpretati rispettivamente da Enrico Brignano e Francesco Pannofino,  due fratelli romani sposati a due sorelle. Qui la storia al fulmicotone: quando il ligio Fedele si rende conto che il pirotecnico suicidio del fratello è stato solo una vile una messa scena per lasciare la moglie e iniziare una nuova vita a Cuba, parte crociato per l’Avana per stanare il figliol prodigo, inscenargli un coccolone morale e riconvertirlo all’Italia e alla famiglia, perché un uomo è un uomo e ha dei doveri verso una moglie e due figlie che vanno al di là. Sì, lallero. Macchè, Fedele scoprirà invece che: 1) l’Avana è la terra dove il suo represso lato artistico di cantante può esplodere senza chiedere permesso alle sue sedute di psicanalisi; 2) la peggiore donna di Cuba da giri di pista al suo incartapecorito concetto di famiglia; 3) con i fratelli non si agisce da padri e alla fine che vadano per la loro strada.

Il film ha alcuni momenti trascendenti. Brignano che canta, lirico, da solo vale il film.  Il solo di Aurora Cossio, notevole, che si cimenta nell’imitazione dei fraseggi di una telenovela e,  udite udite: la chicca metafisica del poliziotto cubano che cubano non è affatto ma ex borgataro romano che  mollato il Bel Paese si è integrato camaleonticamente in una nuova società facendo carriera. Abbiamo così tre diverse tipologie di italiani che trovano nell’estero il loro Eldorado. Menzione d’onore alla bravissima Grazia Schiavo, quando appare questa attrice sembra che il film rasenti il 3D, tanto trasuda surrealismo.

Vi presento adesso la protagonista femminile, pefectly cast, chiave della suspension of desbelief (diamo una bella ripassata a Coleridge): l’italocolomba Aurora Cossio.

Manuel  Ciao Aurora, introduce yourself please.

Aurora  Ciao Manuel, beh come sai sono nata in Colombia ma quello che non sai forse è che le mie origini risalgono a un paesino piccolo ma molto bello ed accogliente del sud Italia, “Castel nuovo di Conza” nella provincia di Salerno. Mio bisnonno dopo la guerra è emigrato in Colombia come tanti altri castelnovesi. Allora perchè sono venuta in Italia? Sono stata iperprotteta dai mei, cosa che mi ha spinto a voler staccarmi un po’ ed essere padrona di me stessa e della mia vita, cosi ho scelto l’Italia come primo step della lunga corsa che mi aspetta… L’Italia mi ha regalato un’opportunità:  rinascere con una nuova identità affermata. Ho imparato una nuova lingua, ho riso, ho pianto, mi sono confrontata con le mie paure, ho vissuto la solitudine, la noia e con terrore la maldetta monotonia, “l’incubo d’un artista”… Ma soprattuto ho imparato ad amare questo mio percorso, questo mio mestiere con tutte le forze del mio cuore…E adesso sono fiera di farne parte, e del gruppo d’attori e addetti ai lavori che vogliono difenderlo anche quando il sistema ti vuole anullare insieme a lui. Mando un messaggio d’amore, tanta fede e speranza a tutti i sognattori che ci legono in questo momento: credete e non smettete di sognare mai!

Manuel  Puoi descrivermi  il tuo ruolo femminile in questo film?

Aurora  Sono una ragazza cubana della media sociale, cioè con pochissimi soldi in tasca, e vengo sfruttata da un italiano che campa di truffe a Cuba, perchè meglio avere 2 lire in piu’ che niente! Così aiuto la gente del condominio dove sono cresciuta… che sta messa propio male…

Manuel  Come è stato lavorare a Cuba con Brignano e Pannofino?

Aurora  In alcuni momenti divertente, in altri meno: alla fine è sempre un lavoro come qualunque altro.

Manuel  Un lavoro come qualunque altro…Questa risposta mi piace moltoQual’era la tua percezione degli italiani e dell’Italia prima di venire in Italia? Sii sincera ed evita il politically correct, siamo tra amici.

Aurora  Buona, gli uomini Italiani rispetto gli uomini di altre nazionalità da 1 a 10…sono belli ed eleganti…arriverei a un 8; per cui è piu’ alta della media, per esempio, degli uomini latinoamericani.

Manuel  E adesso che sei in Italia?

Aurora  La mia percezione degli Italiani in genere ora continua ad essere alta, solo che adesso non mi fermo piu’ alle apparenze. Gli italiani sono molto furbi… Ha! Ha!

Manuel  Nel film Fedele decide di rimanere a Cuba. Commenta la scelta. (Oh, suono come la traccia di tema d’italiano liceale)

Aurora   Si… Fedele decide alla fine di rimanere a Cuba, come tanti altri Italiani che decidono di rimanere in Sudamerica; la fine del film è solo lo specchio di ciò che succede spesso nella realtà…Gli Italiani adorano i paesi caldi, si innamorano dei posti meravigliosi, della nostra accoglienza, allegria, simpatia, dolcezza, disponibilità, del ballo è delle belle donneeeee! Diciamo che diventa il loro paradiso terrestre! E lo condivido anch’io ha, ha! La qualità di vita dei nostri paesi, almeno della Colombia, non è paragonabile!

Grazie Aurora per questa chiacchierata amichevole  e  AD MAIORA.

Manuel de Teffé

mdeteffe@me.com

One response to “Faccio un salto all’Avana” – Intervista con Aurora Cossio – o anche: manuale di come si ritorna in Italia.

  1. 

    grande Manuel!
    Oggi ti cito nel mio blog!

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