LE AVVENTURE DI GENZÌ

Uno scarabocchio di Manuel de Teffé

Ero a una cena tempo fa a Roma, tutta americana, monopolizzata da un’ intellettuale di Washington, monoespressiva ma frizzante, un viso da studiare, che parlava di una certa GENZÌ che faceva questo e quello e dalla quale sembravano a un certo punto, e con mia grande meraviglia, dipendere le sorti della storia dell’umanità. Così tra un pollo al curry e altri intingoli prelibati io cercavo di seguire le avventure di GENZÌ che l’americana al tavolo ci illustrava con lo stesso ritmo di Spielberg nelle migliori sequenze d’azione di Indiana Jones. Non avevo mai sentito parlare nessuno, con tale verve prosopopeica e ammirata, di qualcun altro producendosi in una simile ragionatissima esposizione di pregi psicocomportamentali. Il racconto in bocca alla giovane tipa di Washington, senza particolare espressione in viso, procedeva sempre più parossistico.

“Voi continuate a guardarla con la vecchia lente del Novecento, ancorati a categorie superate. Invece lei, GENZÌ, è semplicemente la perfezione fatta carne. Cioè, energia pura! L’altro giorno l’ho osservata per ore. La sua agilità è quasi disumana: si muove in uno spazio a quattro dimensioni, azzera le distanze, smaterializza il tempo. Ha una grazia liquida, frammentata, post-futurista. Ogni suo gesto è un manifesto d’avanguardia…”

L’ americanina nell’arco di una buona ora aveva mirabilmente illustrato tutte le caratteristiche principali di GENZÌ che ha un certo punto, data la summa delle doti, sembrava quasi dare giri di pista anche a Supergirl. Ipnotizzato dalle avventure di questa fantastica GENZÌ, dopo un’ora buona di monologo, una domanda mi sorge però molto romanamente, unbothered, e chiedo al mio vicino tedesco di tavolo:

– ME CHE È LA FIGLIA? Due ore a parlare della figlia.

– La figlia chi?

– GENZÌ. Ma non la senti? Neanche una mamma del sud metterebbe nessuno così sul piedistallo.

Silenzio. Poi il mio amico, con un sorriso risolutorio e molto prudentemente divertito mi rivela:

– Du hast nicht vestanden! Manuel! Parla della Generazione Z. La Gen-Z.

– Ah… ma no? E chi sono?

– Non sai?

– No.

– Sono quelli nati tra la metà degli anni 90 e Il 2010. Gen-Z!

Il 2010. Gen-Z!

– Scusa ma Z in inglese non si pronuncia Zed?

– Ma quella è la pronuncia British.

– Maddai. Peccato.

– Perché?

– Non so, mi sembrava parlasse della figlia, personaggione.

– Ach soooooo…. ha ha ha…

– Adesso capisco… Gen- Z, I millennials, I boomers, le cose… boh… mai capito nulla. E io chi sarei? Ma per carità, lasciamo stare.

– Ach soooooo…

La serata prosegue. il monologo continua ad esplorare tutte le caratteristiche psicologiche della nostra GENZÌ di cui l’amica americana sembra essere la paladina indomita ed io sprofondo in una noia abissale. Il tutto aveva perso interesse. Magari esistesse quella GENZÌ. Mi salva il balcone. Con grande maleducazione, senza dir nulla a nessuno, mi alzo ed esco violentemente mentre Washington continua imperterrita la sua immane spiegazione con continua tessitura di lodi sperticate. Fuori c’è un’aria autunnale romana commovente. Prendo il cellulare e chiamo mia figlia.

– Papà sto studiando…

– Giulietta, amore mio, a quest’ora? Ma basta che mi fai sentire male.

– Che c’è?

– Ho una domanda da farti. Papà sa tante cose ma non tutto.

– Dimmi.

– Ma tu… sei… non sarai mica GENZÌ?

– Si papà, certo.

– Ah! Ecco! Lo sapevo, Grazie amore.

– Grazie di che?

– Di tutto. Papà ti ama tanto. Tutta la serata che parlano di te al tavolo.

– Si? Bene papà… ma non esagerare. Adesso fammi studiare. Ti amo tanto. Parla anche della mamma però.

– Ok.

Torno a tavolo con il sorriso dei vittoriosi. Una che non avevo mai visto mi domanda dispettosamente con chi ero al telefono, tutto questo tempo, col viso innamorato.

– GENZÌ.

Taglio corto. Nessuno capisce. Davanti a me, a destra, Il monologo continua. Mia figlia è formidabile, grande protagonista della serata. Mi saltano i bottoni dalle asole tanto mi si gonfia il petto di orgoglio.

Giulia de Teffé GENZÌ.

Manuel de Teffé

Le cose belle

Domenica, giorno di riposo, riflessioni e riordini… Mi sembra che il tempo con l’introduzione dell’intelligenza artificiale abbia avuto una svolta particolare. Innanzitutto divideremo la storia della letteratura tra ciò che è stato scritto prima del 2026 e quello che sarà scritto dopo il 2026… Impressionante vedere l’uso che già si sta facendo nello scrivere libri e ringrazio il Cielo di aver potuto scrivere il mio romanzo C’era una volta a Roma prima di “data spartiacque”… Poi vedo che subissati da una marea di immagini senza precedenti e flussi senza requie di notizie di ogni tipo generate con l’ai, diverrà rivoluzionario il tempo trascorso protetto da questa valanga comunicativa senza pietà. Stamani, riordinando, ho trovato questa bella lettera che voglio condividere con voi. Perché la voglio condividere? Beh, dopo aver pubblicato il romanzo ho pensato di mettermi in comunicazione con gli istituti di cultura italiani all’estero… Tali istituti purtroppo si comportano spesso secondo quelle logiche pigre che attanagliano l’Italia e non danno riscontri forti ma si chiudono in bunker autoreferenziali.

Un po’ deluso da tali comportamenti decisi l’anno scorso di fat partecipe del mio romanzo la Società Dante a Alighieri di Düsseldorf, nella persona della presidente Beatrice Santini, che dopo aver letto il romanzo di è fatta promotrice dell’opera organizzando quest’anno, dopo il Premio Italofonia, di un vero e proprio festival culturale cucito addosso a questa pagina di costume italiano mai affrontata prima…

Il nome del festival divenne addirittura: La Dolce Vita si tinge di West” il sottotitolo, appunto, di C’eranuna volta a Roma.

La Società Dante Alighieri mi ha poi dunque organizzato una successiva presentazione presentazione a Budapest, della quale non ho ancora avuto il tempo di parlare… Per dire come questa organizzazione culturale faccia le veci in modo brillante degli Istituti di cultura italiani che non offrono, secondo me, quelll tipo di scambio umano opportuno per un rilancio fruttuoso e continuo della cultura italiana all’estero.

Ecco, dunque che nessuno si scoraggi, le cose belle arrivano alle persone belle che le rimettono in circolo… al momento opportuno.

Grazie ancora a Beatrice Santini e a tutta La Dante Alighieri che lavorano così bene nel mondo.

Manuel de Teffé

Rolex nights

Scarabocchio di Manuel de Teffé

Ieri sera, a filo di gas, con le ultime energie rimaste prima di addormentarci, mia moglie tedesca ad occhi chiusi mi ordina:

– Domani DEVI cambiare l’orologio.

Io guardo il mio Stührling, lo slaccio e lo poso titubante sul comodino. Stanchi morti abozziamo un discorso sull’orlo del precipizio onirico.

– Perché?

– Come perché…

– Perché devo cambiare l’orologio, non ti piace?

– Cosa?

– L’orologio.

– Non ti capisco…

– Neanch’io. Perché dovrei cambiarlo? Sai che mi piace.

– Anch’io devo cambiarlo.

– Pure Giulia?

– Tutti. Domani dobbiamo cambiare l’orologio.

– Ah. Ok. È per la guerra? I discorsi in cucina? Magari dei Rolex… così  non si svalutano nel tempo e sono tipo assegni circolari…

– Mi sono sempre piaciuti i Rolex

– Ma perché proprio domani?

– Domani cosa? Ti prego ho sonno…

– Perché proprio domani dobbiamo cambiare gli orologi… hai qualche brutto presentimento?

– Ma che dici?

– Non so, un collasso totale dell’economia… banche che saltano e noi con gli assegni circolari al polso?

– Ma che stai dicendo.

– Hai visto a Parigi? Il Colosseo? Qui salta il

banco… Non so… se vuoi che domani per forza dobbiamo cambiare l’orologio… aspetterei Natale, no? Dobbiamo avere speranza. Poi a me piacciono gli orologi solo con i numeri romani. 

– Amore buonanotte, non ti preoccupare, sono stanca e non ti capisco.

– Amore hai iniziato tu, con tutto quello che dobbiamo fare proprio domani devo cambiare l’orologio. 

– Lo fanno tutti!

– Tutti chi?

-Tutti… buonanotte.

– Ah.

Mia moglie inizia ad addormentarsi. Io guardo il soffitto visualizzando una spesa inutile e assurda per tutta la famiglia. Mi ricordo il Rolex Daytona di papà. Poi realizzo e scuoto mia moglie. 

– Amore ma domani è domenica! Come faccio a cambiare l’orologio?! Tutto chiuso.

– Lo metti un’ora indietro! Amore basta! Ti prego fammi dormire adesso!

– …Ah! L’ORA SOLARE! L’ORA SOLARE! Mi hai detto “cambiamo l’orologio!” … Era l’ora! Non l’orologio!… beh… peccato… sinceramente adesso avrei voluto cambiare orologio!

– Colpa tua che non mi correggi mai in italiano!

Con le ultime forze rimaste ridiamo come due bambini deficenti. Buio.

La notte sogno che un maggiordomo in livrea entra al mattino nella nostra stanza tenendo  tra le mani un cuscinetto rosso sul quale è poggiato un glorioso Filippo Patacca.

“Signore, per lei. È il giorno del cambio dell’orologio”.

Buon cambio dell’orologio a tutti e buona domenica!

Manuel

P.S.

Quello che vi ho raccontato è successo veramente ieri sera…

#rolex #PatekPhilippe #orasolare

C’ERA UNA VOLTA IN ALMERÍA: Django Begins

C’ERA UNA VOLTA IN ALMERIA: DJANGO BEGINS – Tutto iniziò nel gennaio del 1966, nel sud della Spagna… quando mio padre si ritrovò, durante le riprese di un western, nel mezzo di una catastrofe nucleare, il famoso incidente di Palomares, la “Broken Arrow” più pericolosa della storia occidentale. Questa surreale vicenda apocalittica l’avevo scritta sotto forma di film prima del covid, e ci stavo lavorando con alcuni produttori italiani. Il primo a credere in “DJANGO BEGINS fu un produttore tedesco che avviò il progetto. Poi il virus mandò tutto in stand by e costrinse il mondo a cambiare passo. Spostando lo sguardo al prima della storia che avevo scritto per il cinema, mi resi conto di essere depositario di una pagina del costume italiano mai narrata: gli anni in cui la Dolce Vita fu travolta dalla rivoluzione culturale del cinema western… di cui mio padre fu protagonista con 27 titoli. Di qui nacque “C’era una volta a Roma”, romanzo letteralmente esplosomi dal cuore, il prequel di ciò a cui stavo lavorando… che ormai conoscete in molti. Presto uscirà “C’era una volta in Almeria: Django Begins”, di cui l’abile Michele Borghi, che ringrazio, parla in questo articolo del quotidiano La Libertà. Viva l’Almería! http://www.djangobegins.com Manuel de Teffé #ceraunavoltainalmeria #djangobegins #onceupoatimeinalmeria #western #almeria #anthonysteffen #palomares #brokenarrow

La bruchure del festival “La Dolce vita si tinge di west”

Cari amici, al link seguente potete scaricare la brochure del Festival che la società Dante Alighieri di Düsseldorf ha costruito attorno a “C’era una volta a Roma”. Vi abbraccio, Manuel

TONY STELLA, SHINE IN PEACE!

It was only last week that I learned my friend and great Italian-German artist, Tony Stella—a man of immense generosity—has passed away. The very first thing I did was call a priest friend to ask for a novena of Masses for his soul. I say this not to boast, but to immediately highlight something that modern society stubbornly tries to hide: the soul, and eternal life.

I want to send a warm, heartfelt embrace to Tony’s wife, his parents, and his entire family. I was deeply shocked and saddened by this news, which has left me reflecting on so much. As is custom in these moments, I would like to share how I first met dear Tony and how, over time, we became friends.

A few years ago, after finishing my novel Once Upon a Time in Rome, I needed someone to design the cover. My friends urged me to draw it myself, since drawing has always been one of my passions, but I wanted a professional—someone who dedicated their life to the craft. After months of searching, I came across a poster that deeply moved me, and I wrote to its creator: Tony Stella. At the time, I hadn’t yet grasped the true stature of the artist, nor did I realize he was among the most sought-after in the world.

He replied via email almost immediately, telling me he had already worked on a drawing of my father, and we arranged a Google Meet video call. It turned into an incredible 45 minutes of profound human and artistic connection. He asked me to tell him the plot of my book, and by the end, he enthusiastically accepted the job. When I asked him for his rate, he nobly replied that he would do it as a passion project. I tried to make an offer again, but he declined—he was going to do it for free; I just had to send him some reference ideas.

About a month later, I opened my email and found his gift. The book cover was far beyond my expectations—a true masterpiece. I was moved to tears by such baffling generosity.

Over time, we exchanged countless messages on Instagram, mostly talking about the golden age of cinema and how modern films convey so little. When I went to Berlin two years ago for work, I invited Tony to lunch so I could thank him in person. What an unforgettable lunch that was. It was a joy and an absolute pleasure to speak with him face-to-face, and I witnessed firsthand the overwhelming passion this man had for the more human side of cinema. He captured its essence—an essence that, like me, he struggled to find in today’s movies, which have been “sunken by narrative templates.” A cinema that no longer takes risks and no longer knows how to speak to the human soul.

We also discussed a second project, for which he created a magnificent, historic poster that will be released at the right moment.

Thank you, Tony, for showing me your immense generosity. Sending another warm embrace to your wife, to your father—whom you spoke of often—and to your entire family.

Shine in Peace, my friend.

Manuel de Teffé

Dante presenta Django: un festival inaspettato attorno a “C’era una volta a Roma”

Incredibilmente, la Società Dante Alighieri di Düsseldorf ha voluto organizzare un festival vero e proprio attorno al mio romanzo, a giugno, a Düsseldorf… Sono profondamente grato alla presidente Beatrice Santini di aver colto il significato di “C’era una volta a Roma” e di aver intitolato il festival con il sottotitolo del mio libro: “ La Dolce Vita si tinge di West”. Per la prima volta, una pagina mai narrata del costume italiano prende il largo grazie anche a… Dante! Dante presenta Django… Bene, quello che vedete sotto è il poster del festival, che mi vedrà presentare il libro e tenere una masterclass sul western italiano. Ci saranno anche due proiezioni speciali, un seminario sulla scrittura, un concerto… veramente incredibile l’accoglienza che la Dante ha riservato all’opera. Grazie di cuore! Manuel de Teffé

“C’era una volta a Roma” si aggiudica il Premio Italofonia 2026 della Società Dante Alighieri Düsseldorf…

Manuel de Teffé, Beatrice Santini, Giorgio Colangeli

Sabato 21marzo, per il romanzo C’era una volta a Roma, ho avuto l’onore di ricevere il Premio Italofonia 2026 della Società Dante Alighieri di Düsseldorf. Questo riconoscimento è stato un balsamo dell’anima per la profonda gratitudine che ho di essere italiano e per il privilegio di poter parlare, maternamente, una lingua così luminosa… fatto sul quale riflettevo proprio durante la scrittura del libro, durante la pandemia di qualche anno fa. Una serata straordinaria impreziosita dalle letture di Giorgio Colangeli, commovente sorpresa inaspettata e gradissimo regalo della Dante, e della valente giovane attrice Kim Scheele, che hanno letto in italiano e tedesco un brano tratto dal V capitolo del libro. Ma voi potete immaginare la gioia di uno scrittore che sente la sua scrittura interpretata e trasfigurata da un attore? No? Povate a immaginarlo allora… vale la pena!

Il ringraziamento principale va a Beatrice Santini, Presidente della Dante Alighieri di Düsseldorf, che ha avuto l’idea di un premio il cui socpo è diffondere la cultura italiana nel mondo, soprattutto attraverso opere di scrittori residenti fuori il Bel Paese. Ringrazio dunque il comitato della Dante Alighieri di Düsseldorf nella persona della dott.ssa Cecilia Casagni; la moderatrice della serata, la giornalista Daniela Bacchini; la Dante Global per tutto il supporto dato e al Festival “La Dolce Vita si tinge di West”, ispirato proprio al libro e che inizierà a giugno con tutta una serie di eventi imperdibili; l’ambasciatrice della Dante Global Sara Hauck; l’associazione Italia Altrove, l’Università Heinrich Heine Düsseldorf; il Consolato di Colonia; Il Centro Sergio Leone presente con il dott. Carlo Pepe; tutta la Radio Buonasera Düsseldorf, l’interprete Annamaria Bort e DULCIS IN FUNDO, Beatrice Fazi, apparsa sullo schermo con un saluto speciale… E a voi lettori, che vi siete stretti a me a fine serata per uno scambio umano indimenticabile: A TUTTI, BUON VIAGGIO NEGLI ANNI 60! Grazie a tutti! Manuel de Teffé

La telefonata di Enrica

Enrica Bonaccorti, la signora della televisione italiana, è volata via. Ho un ricordo personale particolarissimo legato a lei. Dopo la pubblicazione del mio romanzo, portai uno scatolone di copie al mio agente Andrea Quattrini, negli uffici della sua Balthazar management a Roma. Poi, sapendo di avere nella stessa agenzia anche Enrica Bonaccorti, gli chiesi di regalargliene una copia… mi sembrava la cosa più logica da fare per omaggiare la grande signora della televisione italiana che avevo “sotto lo stesso tetto”. Quel giorno, prima di uscire dalla mia agenzia, presi dunque uno dei libri e scrissi una dedica ad Enrica, lasciandole dentro anche il mio biglietto da visita. Dopo circa un mese ricevetti una telefonata… era lei… La cosa mi diede molta gioia, perché fu inaspettata e le parole di lei fortissime: “Mi raccomando, e adesso devi farne qualcosa“… Quando, lo scorso dicembre vinsi due primi premi Sergio Leone con “C’era una volta a Roma” le scrissi un messaggio, avevo ancora il suo numero registrato, ringraziandola a distanza di tempo della bellissima telefonata ricevuta. E lei, a sua volta, mi ringraziò. Gesti luminosi. Brilla in pace cara Enrica, e ancora GRAZIE per la tua voce affettuosa. Manuel de Teffé

“C’era una volta a Roma” insignito del Premio Italofonia 2026

L’istituto Dante Alighieri di Düsseldorf, ha deciso di insignirmi del premio “Italofonia 2026”.

Il romanzo con la terza ristampa riprende il suo galoppo!

Ringrazio di cuore la presidente Beatrice Santini di questa onorificenza e di tutto ciò che sta mettendo in piedi a Düsseldorf questo giugno e che ruoterà attorno al romanzo…

Mi pervade una profonda gratitudine… La cerimonia di consegna organizzata nella sede della Dante Alighieri a Düsseldorf per il 21 Marzo avrà tra i lettori d’eccezione addirittura Giorgio Colangeli…

Un ringraziamento anche al comitato della Dante Düsseldorf, e alla Dante di Roma per l’attenzione e il riguardo avuto per “C’era una volta a Roma” e per la sponsorizzazione dei tutto il progetto di giugno…

Manuel de Teffé

https://dante-duesseldorf.de/it/event/la-dolce-vita-si-tinge-di-west-2/?fbclid=IwZnRzaAQfcJFleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeNJMxsV6S__gypZ04_vqEOiM_y7rCQF8cYe63-hWJfP8mnkY4P0lSAOmwB-I_aem_mc8AbnC-Qil4AsKm5iof1A