LE 4 COSE che mi hanno colpito di Roma da quando 2 anni e mezzo fa sono tornato.

IMG_6380.JPG4 sono le cose che mi hanno più colpito da quando 2 anni e mezzo fa sono tornato a Roma.

1) Il rumore dei trolley sui sanpietrini 
Mezza Roma negli ultimi 7 anni si è data al bed&breakfast e questo rantolo ipertrofico di rotelline a ogni ora nel centro storico è stato per me un rumore nuovo: DRRRR DRRRR DRRRR DRRRR
Da non confondere col DRRRRRRRRRRR DRRRRRRRRRRR di matrice coreana. (Sì, mi piace fare questi studi filomanologici)

2) Il perchécomunque come rimpiazzo loffio del perché
É surreale perché è come parlare giustificandosi a raggera. Si mettono le mani avanti, indebolisce il discorso, because anyway. Me lo sconsiglio vivamente.

3) Il “Leggermente”
Non dimenticherò mai questo momento di acomunicazione sublime. Chiesi un’acqua da Castroni e il tizio dall’altro lato del bancone mi domandò solenne “Leggermente?” Sprofondai in un silenzio deduttorio avanzando mentalmente un ventaglio di ipotesi rarefatte. “No, ne ho proprio desiderio. Ho molta sete.” Ma lui insistì: “leggermente?” Ed io quasi spazientito: “Ma leggermente chi, che cosa?”
“Leggermente frizzante!”
“Ah! OK! Va bene.”
Pensai fosse un caso isolato ma mi accorsi ben presto che il frizzante era stato ovunque leggermente abbandonato.
Per dispetto, quando adesso chiedo un’acqua, esclamo: “gorgogliante”. E aspetto di nascosto l’effetto che fa.

4) Il buongiorno
E’ adesso incredibilmente sulla bocca di tutti. Passo a Borgo o a Piazza Navona e i ristoratori sbuongiornano come se non ci fosse un domani con gli occhi fissi nel vuoto.

Perchècomunque a Roma ogni giorno che passa il buongiorno è leggermente più DRRRR

Manuel de Teffé

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La storia (vera) del “primo sì”

Verso i 16 anni, prossimo al mio ingresso in società, ricevetti il seguente insegnamento materno, rimasto igneo nella mia mente fino ad oggi, per la semplicità misteriosa con la quale mi interpellava.
Più o meno, queste furono le sue parole:

“Manuel, ricorda che il primo invito che accetti per una festa, cena, evento, a inizio settimana, sarà quello a cui andrai. Qualora ne ricevessi (secondo te) di migliori, tu resta fedele al primo sì. Guardati sempre dall’accettare i successivi inviti.

Questo insegnamento di mia madre mi ha sempre portato avanti e alleggia tuttora nelle mie orecchie. Il primo sì è un sensazionale alleato di vita, un fendente di prua che ti porta al di là della meta. Sempre

Manuel de Teffé

“L’attore assoluto”

42227749_10161140145115722_27299460673437696_nIl 15 Ottobre inizia”L’attore assoluto”, uno stage intensivo di alta formazione rivolto agli attori. Sono stato chiamato ad insegnare il mio corso universitario “Storia e tecnica del montaggio cinematografico. Da “La madre” di Pudovkin a “Toy Story” della Pixar. Crash course ovviamente finalizzato agli attori per via degli esercizi filmati che andremo a fare. Nel corpo docente Claudio Boccaccini, Lorenzo Macrì, Giuseppe Manfridi e Siddartha Prestinari. 300 le ore di training. Consigliato vivamente agli attori che gia hanno una preparazione accademica alle spalle. Nella locandina le info di contatto.

La storia (vera) dello dello spray magico e del divano invisibile.

dreams.metroeve_spray-dreams-meaningQualche anno fa, alla presenza di numerosi testimoni oculari mi sono cimentato in un numero ai limiti delle possibilità umane: HO FATTO SPARIRE UN DIVANO LETTO nella grande sala di “Poltrone e Sofà, a Roma, un esercizio di prestidigitazione quantica che ho improvvisato con la freddezza dei grandi professionisti e che ha dato i seguenti fulminei risultati: 1) la reverenza permanente del padrone del centro commerciale, 2) le risa convulse delle venditrici romane, 3) l’elezione definitiva a “questo è davvero il mio papà” di mia figlia. In un accesso di generosità estiva ho deciso di rivelare il modo in cui resi invisibile quel divano gigante, affinché anche voi, vessati da cerimoniosi venditori, ne possiate venire a capo a testa alta eseguendo con catartica nonchalance il numero che sto per svelare.

“Come far sparire un divano sotto gli occhi di tutti”.

Entrato col proposito di comprare un divano letto nel tempio dei divani, tenendo per mano due piccole trecce rosse profumate, fui immediatamente affiancato con prosopopea asfittica da una marketer senza espressione che iniziò ad enumerare pregi e caratteristiche di ogni cosa lambita dal mio sguardo, fino a profondersi in un poema apologetico non appena intuì che avevo individuato, insieme a mia figlia, l’unica cosa che avrei potuto per eleggere ad acquisto.

La venditrice, marcatrice a uomo dalla loquacità urticante, mi mise subito alle corde con un ossequioso sconto ad personam, una consegna lampo in tre giorni, e l’omaggio di un cuscino di un velluto rosso extra large. Meditabondo, stavo assorto nella visualizzazione di quel comodissimo divano posizionandolo idealmente in differenti punti della casa… ma le mie congetture andarono in fumo quando ricevetti un uppercut al buon senso che suonò più o meno così: “Signore, questo divano letto è l’ultimo”.

“L’ultimo”.

Ecco, di solito, quando mi appresto a comprare qualcosa e sento che è l’ultima cosa rimasta, questo infantile senso di pressione inflittomi non accelera mai la mia decisione in merito, ma la cristallizza alle calende greche. “Sa, è l’ultimo, questi volano via come il pane”. Rincarò la commessa. “Guardi, ci vorrei pensare un po'” Risposi stanco. “Mi faccio un giro e ci penso un attimo”. “Ma signore, vedo che anche a sua figlia piace molto, questo è davvero l’ultimo pezzo… questo quando ritorna non lo troverà più: è l’ultimo”.

Ero seduto su quel divano letto come tutti i Rocky al penultimo round, a testa bassa, con accanto la mia piccola di sette anni, subendo gli affondi implacabili di un androide biondo dalle frasi fatte. “Signore, mi creda, i prossimi che lo vedranno se lo porteranno via. Non è vero Elisa?” Si accostò alla prima donna un’altra ancora più solerte nel corroborarne le tesi, mentre io continuavo a subire tutta l’ultimità di quel divano. Fu in quel momento in cui spinsi in avanti la mia piccola seduta vicino, come per invitarla ad alzarsi e a lasciarmi solo nella lotta, volsi lo sguardo verso la signora e sorridendole un sorriso inutile mi avventurai in un: “Non si preoccupi. Questo divano letto non lo vedrà nessuno”. Questa, fu più o meno la frase che mi sentii dire sovrappensiero, una frase piombata come assist inaspettato dalle retrovie della mia fantasia.

Le commesse bofonchiarono convenevoli di disappunto, mentre io mi ergevo spiegando il mio metro e novanta con vigile parsimonia, così da poter prendere tempo ed escogitare qualcosa per mandare in gol la misteriosa sortita. Guardai mia figlia a qualche metro di distanza e rovistai nella sua immaginazione, quando fui accoltellato da un successivo “Questo divano se lo compreranno subito”. Vidi allora la mia mano infilarsi dentro la giacca e uscirne con un niente che mostrai con virile sicurezza alle signore. “Non si preoccupi… Vedete, questo che ho in mano è uno spray speciale, è magico. Se lo spruzzo le cose diventano invisibili. Lo porto sempre con me per queste occasioni. Adesso lo irroro su questo divano così lo farò sparire per un po’ e nessuno lo vedrà più. Tssss…Tsss…Tsss…” Iniziai dunque a spruzzare con metodo lo spray magico su tutto il perimetro del divano, premendo a intervalli regolari il dito indice su un pulsante immaginario. “Tsss… Tsss… Tsss…” La prima commessa, in un primo tempo attonita, fu subito presa da un risolino convulso al quale si unì presto anche la seconda collega che mi scrutava con interesse. Andai avanti serissimo per 10 secondi senza guardare nessuno, il tempo che mi ci volle per passare lo spray su tutto il perimetro del divano letto. Mia figlia irradiava gioia orgogliosa. Quindi lanciai alle donne l’occhiata della complicità definitiva . “Ecco, adesso il divano è invisibile, non lo vedrà nessuno e nessuno lo potrà più comprare. No worries.”Poi, cercando la sponda di mia figlia di sette anni: “Tu lo vedi, amore?” La piccola fu presa in contropiede ma fece un micidiale canestro che spiazzò tutti, me per primo. “No papà. Non vendo niente.” Sancì con purezza inappellabile facendomi saltare dall’orgoglio tutti i bottoni dalle asole.

Figlissima.

Salutai le signore invitandole ancora a non preoccuparsi: il loro ultimo divano era sparito e, sottratto allo sguardo dei successivi avventori, ne avrei potuto meditare l’acquisto in santa pace nei giorni successivi. Mi smarcai dunque dalle venditrici lasciandomi alle spalle quel catafalco che non avrei mai comprato e la tristezza di logore tecniche di appioppo, quando fui richiamato sull’uscio da un’ imperiosa voce maschile. “Mi scusi, l’invisibilità quanto dura?” Mi bloccai timoroso. “Due settimane papà. Dì due settimane.” Sussurrò mia figlia divertitissima tirandomi per un braccio. Mi voltai, a metà del negozio il padrone del locale con accanto le commesse, aspettava una risposta come uno 007 tra le sue girls. “Circa 2 settimane”. Riferii con precisione.

Mentre attraversavo la strada e intuivo tutti pensieri dello stato maggiore di “Poltrone e sofà” al quale avevo fatto saltare in aria l’arsenale di tecniche marketing anteguerra col mio spray invisibile, notai che mia figlia mi stava guardando con un’ ammirazione nuova.
Allungai il passo felice, mentre sull’altro lato del marciapiede, dietro un’altra vetrina, stavo già adocchiando uno splendido divano bianco. “Se è l’ultimo, faccio sparire anche questo.” Pensai tra me e me incedendo vittorioso. In quella splendida giornata invernale avrei reso invisibili altri 3 divani letto in 3 negozi differenti gettando nel panico mezza via Gregorio VII.

Negli anni successivi ho perfezionato e raffinato la “Tecnica dello spray invisibile” come una preziosa arte marziale da tramandare ai miei amici. Ecco, ora abbiate il coraggio di usare questo spray: ve lo regalo, usatelo con vigile parsimonia. È vostro: niente sarà più ultimo come prima.

P.S. Per chi fosse interessato, a Roma in questi giorni, in via Cola Di Rienzo, c’è un bellissimo completo di lino blu al piano inferiore di David Saddler. È invisibile.

Manuel de Teffé

La storia (vera) del giornale magico

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Lavoravo come direttore artistico in una nuova produzione vicino l’areoporto di Ciampino e ogni giorno prendevo il treno per raggiungerla, quasi sempre dopo aver comprato il mio giornale che puntualmente lasciavo sul sedile del frecciaspuntata prima dell’arrivo, tutto arruffato, affinché qualcun altro ne potesse godere la lettura. Quel giorno, finito di leggere il mio quotidiano, lo gettai come al solito sul sedile di fronte, tutto rigonfio di spiegazzamenti ignobili, e mi alzai per scendere, tronfio del fatto che qualche viaggiatore avrebbe trovato come sempre una lettura gratis. Passai in rassegna tutti i miei gratis scaraventati a gente sconosciuta e scesi modestamente felice. Ma quella mattina, colpita da una luce laterale, tutta quella cellulosa pullulante di inchiostri geniali mi si rivelò come massa accartocciata vagamente strafottente. Una certa bruttezza stava percuotendo la mia inaffidabile generosità mentre Il mio pensiero andò dritto al tizio/a che per leggerlo lo avrebbe dovuto prima inamidare e stirare per 10 minuti. Presi allora quel volume caotico tra le mani e nonostante il treno si stesse per fermare iniziai in tre botte a ridargli una forma sopportabile, poi una forma decente e, in lotta contro il tempo, provai anche a lavorare di fino riassestandolo in aspetto quasi primigenio. Quindi lo pressai con entrambe le mani sul sedile per stendere le più impertinenti rughe cartacee interne e mi gettai fuori dal treno. Mi sembrava di esser riuscito a ripiegare quel giornale battendo ogni record (come quando a scuola in tredici secondi trasformavo il serpentone in palla), e passai la giornata fiero di un atto sobriamente irrilevante. Ma fu il giorno dopo che compresi l’essenza fondamentale di quell’inutilità. Il giorno seguente arrivai infatti con un certo ritardo alla stazione Termini, all’edicola tutte le copie del mio quotidiano erano terminate e io salii sul treno come un cane bastonato. Iniziai mio malgrado un braccio di ferro con quel feroce disappunto quando, appena salito su un vagone immensamente vuoto, dopo una decina di passi, il mio occhio cadde su un sedile dove di sghembo c’era il mio giornale perfettamente piegato. Il mio giornale. Perfettamente piegato. Non ci potevo credere. Nessuno lo aveva ancora letto? Lo afferrai con una certa sorpresa… ma vidi che era il quotidiano del giorno, il mio quotidiano di quel giorno, piegato perfettamente, come stampato sullo stesso treno. Passai cinque buoni minuti con con quella carta sulle ginocchia e mentre la guardavo con stupore, ripercorrevo tutti i pensieri dal giorno prima fino a quel momento commosso: era indubbiamente un regalo per me. Fu allora che capii per sempre, senza possibilità di equivoci, che gratis non è abbastanza.

Manuel de Teffé

La storia (vera) della scheda magica

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20 anni fa feci un bagno di mezzanotte al Circeo con una scheda telefonica dimenticata in una tasca del costume. Il giorno dopo chiamai mio padre in Brasile da una cabina sulla strada di San Felice, molto teso, perché immaginavo che la scheda da 10 mila lire non funzionasse più per via dell’immersione di un’ora in acqua salata della sera prima. E invece, attonito, nonostante il passare dei minuti, mentre parlavo con papà notavo che sul display del telefono il credito restava bloccato a 8 mila lire. Di solito chiamando Rio i soldi andavano giù a cascata, ma dopo 5-10-15-20 minuti, sul display leggevo sempre 8: quella scheda si era come stabilizzata. Pensai divertito si potesse trattare di una combinazione chimica magica avvenuta verso la mezzanotte tra l’acqua salata, qualche liquido medusifero e la striscia magnetica della scheda colpita probabilmente anche dalla coda di un misterioso sonar lontano. Divertito da quel “miracolo tecnico”, una volta attaccato il telefono richiamai immediatamente mio padre per verificare quanto avevo immaginato. Mio padre rimase sorpreso da tanto affetto mentre io annaspavo tra racconti estemporanei senza rivelargli che per quella seconda telefonata lo stavo solo “usando” come cavia. Parlai per altri 10 minuti e la scritta che leggevo davanti a me restava sempre “8 mila lire”. Attaccai. Erano le due e mezza del pomeriggio, 40 i gradi all’ombra e nessuno ambiva ancora quella cabina bollente che stava evaporando con me dentro. Tremando per l’eccitazione, tirai subito fuori la mia piccola rubrica telefonica andando al nome di vari amici svedesi. Chiamai dunque Stoccolma, Londra, Madrid, e ancora Rio. Quella scheda rimaneva fissa a 8 mila lire mentre io parlavo incurante dell’asfissia che mi stava provocando un’ afa furibonda. La felicità: ebbi credito infinito per un mese dove praticamente vissi attaccato ai telefoni pubblici per recuperare amicizie lontane, cementarne di recenti, verificarne di nuove. La mia scheda magica durò 30 giorni, sempre amichevolmente bloccata a 8 mila lire: ho testimoni… Poi incredibilmente la persi. Ritornai dunque al Circeo qualche mese dopo ripetendo il bagno di notte con una nuova scheda telefonica in tasca. Ma questa volta il mare se ne accorse.
Manuel de Teffé

Sconnessi, il nostro film arrivato all’ottavo posto nel box office italiano

Stamani, abbiamo avuto la bella notizia che dopo il primo week end, il nostro “Sconnessi” si è posizionato all’ottavo posto del Box Office nazionale. Complimenti a tutti: notevole per una produzione indipendente un risultato di simile portata. Vediamo di continuare la scalata. Qui sotto il poster acquarellato che ho disegnato.  Manuel de TefféPaper.Quaderno.279.png

“SCONNESSI”: Finalmente nelle sale italiane il 22 Febbraio

La data di lancio è il 22 Febbraio: Finalmente “Sconnessi” di Christian Marazziti, vedrà la luce ufficiale tra qualche settimana. E’ un film spassoso, che consiglio a tutti, non perché ci ho lavorato ma perché fa veramente riflettere e inchioda il nostro Zeitgeist in modo ammirabile. Il film narra di una famiglia che si ritrova in vacanza improvvisamente senza internet…Con colpo di scena finale immancabile. E’ un film nel quale sono stato intercettato  come regista della terza unità. Esatto, per i non addetti ai lavori…Il film è una cosa grande…A volte per guadagnare tempo un regista si serve di altri registi. E’ stato un enorme sforzo da parte di Christian, col quale mi trovo per la seconda volta a collaborare.  Prodotto dalla Camaleo, il film è distribuito dalla Vision Distribution e annovera un Fabrizio Bentivoglio in grande spolvero. Attenti ai piccoli protagonisti…Domani saranno dei grandi…  Manuel de Teffé

Poster-1

Vobe

Finally: The “Vobe” app has just been launched and the ad I wrote and directed officially released. Thanks again to everybody. Made in Monmartre. Enjoy!

https://www.vobeapp.com/

http://www.wuv.de/digital/vobe_messenger_stayfriends_gruender_fordert_whatsapp_heraus

Vobe - Articolo

Vobe – storyboard

This is the storyboard I drew for “Vobe”. It’s no masterpiece but it had the function to help everybody visualize my idea. Tomorrow the app will be finally launched.