IL COMMENTO DI MAURO GERMANI

Pubblico il commento dello scrittore Mauro Germani, poeta, scrittore, saggista, fondatore e direttore responsabile della rivista di scrittura, pensiero e poesia “margo” dal 1988 al 1992.

Manuel de Teffé, C’era una volta a Roma, Readaction, 2023

Il romanzo di Manuel De Teffé, C’era una volta a Roma, ci riporta agli inizi degli anni Sessanta,  quando il cinema italiano, dopo l’uscita nel 1964 di Per un pugno di dollari, non sarà più lo stesso. Il film, realizzato con un budget piuttosto basso, è firmato da Bob Robertson, ma è in realtà Sergio Leone, mentre il protagonista è Clint Eastwood, attore americano pressoché sconosciuto. Molti interpreti sono italiani, però i loro nomi sono celati dietro pseudonimi americaneggianti, come nel caso del coprotagonista Gian Maria Volonté, che usa lo pseudonimo di John Wells. Persino la colonna sonora è attribuita a un certo Dan Savio, dietro il quale si nasconde il vero autore, cioè il maestro Ennio Morricone. Sorprendendo tutti, il film in Italia incassa, in un anno di programmazione, quasi due miliardi di lire. 

Comincia così la straordinaria avventura del western all’italiana, che vedrà la produzione di oltre cinquecento film, naturalmente non tutti di qualità, anche se parecchi di essi, in anni recenti, sono stati giustamente rivalutati e apprezzati grazie al contributo di  Quentin Tarantino. Certo è che dopo Per un pugno di dollari, la rivoluzione cinematografica di Sergio Leone diviene per molti registi e sceneggiatori romani un modello da seguire. Vengono adottate le modalità espressive più appariscenti del suo cinema: inquadrature ricche di dettagli, primissimi e  primi piani, personaggi che lottano per la loro sopravvivenza e agiscono perlopiù motivati dalla vendetta o dalla sete di denaro, violenza esasperata, dialoghi brevi, sarcastici, a volte – nei casi migliori – addirittura aforistici. Artigiani del cinema si danno da fare, cercano nuove soluzioni per sorprendere il pubblico, elaborano situazioni e personaggi originali, agli antipodi del western americano tradizionale. Nascono i protagonisti di un filone popolare irripetibile, dominato dai vari Ringo, Django, Sartana, Sabata, con i loro abiti “vissuti” o stravaganti (poncho, mantelli neri, spolverini): essi spesso appaiono avvolti da un’aura mitica e quasi mistica, oppure sono eroi che vivono una solitudine estrema, cupa, ossessionati dal proprio tragico passato. 

Manuel de Teffé, figlio di Antonio de Teffé, in arte Anthony Steffen, uno dei maggiori protagonisti del western all’italiana (ne interpretò ben ventisette), rievoca il periodo in cui suo padre, fino ad allora attore teatrale, decide di dedicarsi al cinema western emergente, grazie alle sollecitazioni della fidanzata che diverrà poi sua moglie, Antonella. Con una narrazione assai avvincente, che va aldilà della semplice biografia – la quale viene trasfigurata per comporre un vero e proprio romanzo –  de Teffé ci consegna un’opera al tempo stesso godibile e stratificata. Elementi reali e d’invenzione si fondono in modo sorprendente e caratterizzano con efficacia il periodo storico della vicenda e i personaggi coinvolti. 

Si possono rinvenire nel libro almeno quattro fattori o nuclei narrativi, che interagiscono tra loro e che concorrono alla struttura del libro.

Il primo, cioè quello centrale, è costituito dalle figure di Antonio de Teffé  e della moglie. La loro è una storia d’amore appassionata e contraddistinta da un mix di intelligenza, ironia e cultura. I loro dialoghi e le loro lettere hanno un che di scoppiettante come nelle migliori commedie brillanti. Sarà proprio Antonella a convincere Antonio a dedicarsi al cinema western e a inventare lo pseudonimo di Anthony Steffen. Pur nelle loro differenze caratteriali, essi formano una coppia in qualche modo irresistibile, di rara e raffinata complicità. 

C’è poi il secondo elemento, quello collettivo, cioè propriamente storico, in cui agiscono i personaggi: è l’ambiente degli anni Sessanta, con gli entusiasmi e le contraddizioni di quel periodo: da una parte le proteste contro la guerra in Vietnam, le paure della guerra fredda e delle minacce nucleari, dall’altra le speranze dei giovani hippy e l’eccitazione dei cineasti romani per le produzioni western e il sogno del successo. È un piano che fa da sfondo a tutta la vicenda, ma che non deve essere considerato secondario, anzi: esso determina il clima particolare che le pagine del libro trasmettono al lettore.

Vi sono inoltre i personaggi che ruotano attorno ai due protagonisti: un guru di recitazione russa, che si basa sul metodo Stanislavskij, un regista ebreo di documentari, affetto da narcolessia, e un anziano imprenditore di grissini che vuole realizzare un film tratto dal suo manoscritto segreto: Niente dollari per Django. Sono personaggi ben calati nel loro ambiente e ben delineati: muovono la storia, con il loro linguaggio, le loro gag, il loro modo di essere, che si confronta con il mondo diverso e aristocratico del protagonista, il futuro Anthony Steffen del cinema western. 

Infine, a ben vedere, si può cogliere tra le pieghe del libro una dimensione più nascosta, misteriosa. Abbastanza frequenti sono, qua e là, i riferimenti a Dio, soprattutto nella relazione tra Antonio, che si dichiara non credente, e Antonella, che invece è assai devota. Non c’è, però, tra i due una contrapposizione schematica, e lo stesso ateismo di Antonio sembra talvolta cedere alla richiesta di un aiuto superiore, a una domanda spirituale. E leggendo attentamente il romanzo non si può non avvertire una sorta di soffio magico, che permea l’intera storia narrata. Ciò non riguarda solo l’avventura cinematografica del western all’italiana, con quanto di ingegno e di creatività ha saputo concentrare  tra gli anni Sessanta e Settanta (condizionando, tra l’altro, la stessa cinematografia western americana, che si è trovata inaspettatamente debitrice dei nostri film), ma anche i personaggi principali del romanzo: eroi, in qualche modo, predestinati, colti dall’autore agli inizi della loro eccezionale impresa. Un’avventura davvero senza precedenti, in cui Anthony Steffen sarà uno dei volti più popolari del nostro cinema western. Questo romanzo è indubbiamente anche un’occasione per ricordarlo e riscoprirlo come merita. 

SULLA “LIBERTÀ”

LA MIA INTERVISTA SU “SENtIeri selvaggi”

LA RECENSIONE DI MAURO GERMANI

Una delle più grandi gioie di aver scritto un libro risiede in ciò che accade dopo. Quando conosci persone nuove che si mettono in contatto con te per esprimerti una sorta di riconoscenza… Qualche tempo fa mi ha chiamato lo scrittore Mauro Germani, appassionato di western, che dopo aver letto “C’era una volta a Roma” mi ha voluto parlare. È stata una conversazione sorprendente, alla fine della quale l’ho invitato a mettere quei pensieri per iscritto, in forma di recensione… Mi sembrava avesse centrato tutto. Così mi ha fatto questo regalo e scritto nel suo blog. Grazie Mauro per la tua generosità. Buona lettura: https://maurogermani.blogspot.com/2023/09/manuel-de-teffe-cera-una-volta-roma.html

BOND STREET AWARDS: 6 e 7 Dicembre a Londra

Manuel de Teffé – 2023 Bond Street Award winner

Il 6 e il 7 dicembre si svolgeranno a Londra i Bond Street Awards. Quest’anno grazie al romanzo “C’era una volta a Roma”, sono stato inaspettatamente insignito di questo riconoscimento che celebra il lavoro. Quando mi è arrivata la notizia, la cosa mi è parsa incredibile… la mia gioia risiede nel fatto che finalmente avrò una grande occasione per ritornare a Londra e di rivedere amici che non vedevo da anni e… di fare sbarcare un po’ di romanità in Gran Bretagna.

“C’era una volta a ROma” presentE al bookCity di Milano

Sono felice di poter annunciare che il 19 novembre 20023, alle ore 11:00, il mio romanzo “C’era una volta a Roma” sarà presentato ad Anteo Palazzo del Cinema di Milano. Ringrazio Anteo e il Book City per avermi accolto. Con me saranno l’illustre professor Armando Fumagalli della Cattolica, l’attrice Cristina Chinaglia, che leggerà alcuni brani del libro. Modera Silvio Giobbio, autore di “Matalo1” Dizionario dei film western italiani. Vi aspetto! Manuel de Teffé

BonD STREET AWARDS WINNER

E così grazie a “C’era una volta a Roma” romanzo, riceverò a Londra il 7 Dicembre 2023 un Bond Street Awards. Ringrazio tutta la commissione del premio e sono onorato di questo riconoscimento che mi darà anche la possibilità di visitare la City dopo tanti anni di assenza. Grazie di cuore. Manuel de Teffé