Su Bla Bla Car con quattro narcotrafficanti (Storia vera di un viaggio terribile)

Paper.Quaderno.41Il  terrore si manifestò sotto forma di notifica al 30° chilometro dell’autostrada Colonia-Brussels quando, dentro una Ford Transit nero spettrale in compagnia di  quattro businessmen congolesi,  la mia nuova app “Bla Bla Car” mi avvertì dell’arrivo di un messaggio. Mi allungai con sospetto verso l’iphone 4S senza farmi notare dai miei silenti compagni di viaggio e rilessi tre volte ciò che polverizzò ogni forma di vita conosciuta dentro di me.

“Manuel, ti stiamo aspettando da 15 minuti. Dove sei?”

In quel momento,  il van dodici posti uscì dall’autostrada per entrare in una cittadina non segnata sul tragitto, ed io capii in tragicomica successione:

  1. di essere sulla macchina giusta e sbagliata allo stesso tempo,
  2. tra narcotrafficanti,
  3. pronti a uno scambio merci.

Passai in  rassegna le decisioni e i presagi del giorno prima come un moribondo 1 minuto prima di passare al Creatore: il problema non era dove fossi, ma con CHI. Ero o non ero salito sulla macchina indicatami dall’app? I pensieri mi si scandirono in mente come un poderoso coro da stadio.  Ford. Transit. Nera. Ford. Transit. Nera. Ford. Ford. Nera. Dodici. Nera. Transit. Transit. Transit. 

Sic Transit Gloria Mundi: combaciava tutto e stavo diventando pazzo.                            Poi l’illuminazione fremebonda: avevo preso il posto di un corriere di droga e fuori Colonia si sarebbe verificata una consegna di droghe. 

“Manuel, ti stiamo aspettando da 15 minuti. Dove sei?” 

Da sempre restio a usare servizi cheap su app dall’onomatopea ruffiana,  dopo aver confrontato tutti i prezzi ferroviari Colonia-Brussells con quelli del nuovo servizio appena nato dal nome troppo innocuo di “Bla Bla Car”, il giorno prima avevo deciso di mettere in stand by la parte più  anacronistica della mia diffidenza, lisciare il pelo a quella più saggia  e  prenotarmi per soli 25 euro un viaggio con altri 4 passeggeri sconosciuti.  ” Del resto anche Cameron prende la metro a Londra.” Pensai  davanti al monolitico  risparmio di 100 euro, quando una raffica di vento improvviso inginocchiò quattro alberelli di Goethestrasse acquarellandomi un presagio al quale non volli dar retta.

Quel Ford Transit Nero 12 posti era posteggiato come Charles mi aveva scritto in un messaggio su Bla Bla Car: esattamente dietro alla stazione di Colonia,  in fondo a sinistra dietro un pilone, ed io esattamente alle 15:45, in anticipo di un quarto d’ora sull’orario prefissato, lo intravidi appena uscito sul retro della Banhof. Ma tempo di mettere a fuoco Ford, Transit e Nero, che  il sangue mi si ghiacciò nelle vene, le vene si ghiacciarono nelle mani e la mia vile valigia azzurra si smaterializzò  andando a ballare la Samba in un interstizio quantico sconosciuto: quelli che indubbiamente dovevano essere 4 campioni di basket della nazionale congolese, mi stavano aspettando in abiti arancione fru fru, fumandosi i cannoni di navarone con piglio enigmatico.

Ritornai subito sui miei passi, deciso a dare una solenne buca ai  quattro Gulliver, quando decidi di scendere nell’area 51 della mia coscienza per porgere i miei omaggi al politicamente corretto e verificare che non ci fossero ombre di razzismo. Siccome c’erano solo dei Ferrero Rocher scaduti,  mi convinsi che potevo anche andare via senza sentirmi in colpa. M mi aspettava a Brussells Alexander Stolberg, un mio amico tedesco col quale non si scherza, e col quale dovevo parlare di faccende lavorative di vitale importanza. Decisi dunque di Bla-Bla rischiare.

Con un movimento impercettibile del sopracciglio sinistro richiamai la valigia dal secondo anello di Saturno e caricai di falcata, affrontando la distanza che mi separava dai fumanti campioni di basket con  grinta pittoresca. Con un sorriso improbabile mi presentai al giocatore più vicino. “Ciao, sono Manuel”. “Bonjour Manuel. On peut partir.” Incalzò in francese il buon Charles togliendomi la valigia dalle mani e deponendola nel bagagliaio. Di scatto, gli altri 3 giganti fecero volare in aria le rispettive cicche e salirono sul Transit. Che coordinazione, notai con vile sospetto Made in Italy.

Dopo 30 minuti di mistico silenzio, sull’autostrada per Brussels, con quei quattro che stavano più muti di Checco Cattaneo in terza media, ricevetti  una notifica da Bla bla Car. Ma notifica di chi se chi che stava guidando non aveva mai toccato il cellulare? Ciò che lessi sul display mi fece quasi infartare: “Manuel, dove sei? Ti aspettiamo da 15 minuti”. Col cuore fermo e Alzheimer che imbastiva le prove generali sulla mano destra, digitai immediatamente: ” Sul tuo Ford Transit nero, come d’accordo!”

“Ma non è possibile!” Rispose il Charles vero. ” “Io sto dietro alla stazione e ti stiamo aspettando!!!”

Ecco il testo trascritto in italiano prima che il conte Stolberg mi fece cancellare l’app.

Manuel: E io sono proprio sul Transit nero Ford che mi hai indicato!!”

Chalres: Mi hai fatto perdere 25 euro! Sei appena iscritto e mi dai buca! 

Manuel:  Stai calmo: sono sul Transiti nero 12 posti Ford! E Non so neanche dove sto andando e con chi!

Charles: Ma che stai dicendo se ti stiamo aspettando tutti!

Manuel: !!!! Sono chiaramente su un altro Ford nero!  Avverti Bla Bla Car, che potrebbe pure essere pericoloso…

Charles: Come hai fatto a sbagliare macchina? Comunque i 25 me li darai. Adesso ti segnalo i a Bla Bla car… Sto perdendo un sacco di tempo!

Manuel: Ascolta, credimi! Sono salito esattamente sul Transit che mi hai descritto, appena ci fermiamo  ti faccio una foto e te la mando. Non posso parlare perchè é pericoloso. Magari avverti la polizia.

Charles: Certo! E ti faccio pure una recensione che ti farà passare la voglia. Ma i 25 euro me li darai! 

Bla Bla etc.

Smisi di chattare, mostrare quella foga digitale era pericoloso, stavo sudando le sette camice ma non potevo agitarmi per non dare nell’occhio. La Transit era uscita dall’autostrada e si avventurava in una cittadina sconosciuta. Nessuno fiatava, era una tappa della quale io non ero a conoscenza e credetti dovesse essere arrivato il momento dello scambio merci, il momento in cui avrebbero scoperto che non ero il vero corriere e  avrei tirato le cuoia. Mentre il cuore iniziò a inviare segnali Morse in tutto il creato e mi raccomandai a tutti i Santi presenti e futuri, il pensiero di  finire accoppato in una mefitica cittadina fuori Colonia da quattro narcotrafficanti della Repubblica Democratica del Congo mi recava un leggero fastidio: io in Congo c’ero stato in missione umanitaria e avevo pure girato un documentario. Li avevo aiutati.

La macchina si fermò vicino a un caseggiato orrendo,  salì sul Transit un altro uomo africano senza espressione, un po’ rachitico, baffetti e simil-rayban coatti, con una ventiquattrore di pelle nera. Si mise davanti, bofonchiò qualcosa a quello che sarebbe dovuto essere Charles (e che continuo a chiamare Charles per convenzione) e mi scrutò dallo specchietto retrovisore con un certo disprezzo.

Zitti, muti, irreali, nessuno disse una parola per un’ altra buona mezz’ora di viaggio. Mentre il Charles vero mi tempestava di messaggi minatori sull’app di Bla Bla Car e non credeva alla mia versione dei fatti, io pensavo al corriere di droga del quale dovevo aver preso il posto sulla Transit Nera: lo Stato Maggiore della Sfiga mi aveva teso un trappolone da niente, ma io  speravo ancora di farcela e architettavo piani per evaporare da qualche parte prima che scoprissero che nel mio trolley non c’era ciò che avrei dovuto consegnare a non so quale arrivo.

Ricapitolando: ero su una Transit nera con 5 neri di cui, un’ autista grassottello sui 50 alla guida, un tizio sui 30 mezzo rachitico, tre giganti simili nei lineamenti e di età indecifrabili, tutti vesiti di casacche arancioni e disposti così; uno accanto a me nello scomparto di mezzo e due dietro. Charles, lo smilzo e gli arancioni. Muti come meduse.

Dopo altri 45 minuti di silenzio apocalittico inframmezzato dagli sguardi sospettosi di Charles che mi arpionavano dallo specchietto retrovisore, decisi di giocarmi la “carta bagno”. Charles confabulò in francese incomprensibile qualcosa con lo smilzo, poi mi guardò e annuì senza dir nulla. 

Dopo qualche chilometro la Ford uscì finalmente su un'”autogrill”, lo smilzo mi aprì lo sportellone ed uscimmo tutti. “Seulement cinq minutes!” Ringhiò Charles da dietro di noi. Tutto quello che si svolse dopo e che durò esattamente 5 minuti, dentro di me acquisì il valore di una “temporada” di novanta anni. Lo smilzo e gli arancioni mi stavano sempre alle costole ed io non trovavo quel frangente decisivo in cui mi sarei potuto dileguare tra la folla senza essere notato. Anche quando andai al bagno mi seguirono tutti. Avrei potuto urlare ma, ovunque mi muovessi, mi sembrava di camminare dentro  un orribile perimetro umano semovente, sempre controllato e scrutato.

Ritornai in macchina con la coda tra le gambe, mi sedetti e passai in rassegna tutti i momenti più belli della mia vita. Si era notato che volevo fuggire? Sperai di no. Poi, decisi di rompere il ghiaccio e mi profusi in una captatio benevolentiae sotto steroidi parlando in francese  della bellezza dell’Italia e di come conobbi l’Africa quando girai quel documentario a Kinshasa, durante la guerra del 2000, e di quando mi misero in prigione per un giorno con la mia crew per aver girato vicino la villa del dittatore Kabila senza permessi.  L’autista mi disse finalmente qualcosa, ma non capii… Un’ ennesima notifica vessatoria del Charles vero, mi avvertiva che ero stato segnalato a Bla Bla Car per farmi radiare dall’albo.

Arrivammo a Brussells. Il Charles falso inchiodò la macchina in un area non precisata della città ed aprì con violenza lo sportellone. Deglutii. “L’italiano scende qui!” Sentenziò mentre stavo per svenire. “Non hai forse una valigia da prendere?” “Forse, certo! Sicuro.” Mi impappinai andando a prendere la valigia con le caviglie che vibravano come un diapason. Gli arancioni mi guardavano con curiosità, io annegato in un mare di sudore, i ghigni dello smilzo da dietro i rayban. Agguantai  il trolley con la cosapevolezza che da un momento all’altro avrei intravisto una pistola.  “E adesso?” Chiesi pallido a Charles col trolley in mano. “Adesso che? Adesso, vai dove vuoi. Da qui sei vicino a tutto. Sono 25 euro.” “Cosa?” Gemetti capendo tutto in un nanosecondo e buttandola in caciara per uscirne alla grande. “Solo? Mi aspettavo di più…” Sorrisi con incertezza. “Se vuoi pagare di più fai pure!” Continuò Charles ridendo… “Ma Colonia-Brussells sono 25 euro da anni.  Accetto mance però! Del resto hai viaggiato in pace, no? É la mia regola sulla mia macchina”.

Ero  salito su un taxi abusivo che faceva la spola Colonia-Brussel, identico alla descrizione dell’automobile fornita dal Charles di Bla Bla car! Avevo fatto un terno al lotto al contrario… Pagai felicemente le 25 euro al tassinaro congolese e mentre un colorito umano si riappropriava del mio viso, il Ford Transit nero ripartì con quelli che pensavo fossero cinque narcotrafficanti terribili. Mi trovavo nella periferia  sconosciuta di Brussels che ben presto riconobbi grazie a Google maps. E anche lì mi sbagliavo, non era l’outskirt ma stavo vicino alla stazione centrale, pure vicino al mio hotel! E fu così che Il 20 Aprile del 2015, alle 19 e rotte di sera, divenni il recordman mondiale di granchi presi in un solo giorno per chilomentro stradale!

Raggiusi l’albergo vicino la stazione centrale, feci il check in e mi misi ad aspettare nel salotto all’entrata, perché il mio amico Alexander stava già arrivando per il nostro summit.

“Ciao Manuel! Cos’hai? Sei bianco cadavere.” Mi sferzò Alex con una vigorosa stretta di mano. Con un filo di voce, raccontai la storia della mia disavventura su Bla Bla Car raccontando del Charles al quale avevo dato buca involontaria e di quelli che pensavo fossero una banda africana di narcos. “Manuel, questa storia è pazzesca. Dammi il cellulare. Fammi leggere i messaggi.” Alexander lesse attentamente lo scambio epistolare con lo sconosciuto di Colonia e  all’inizio rise per l’assurdità della situazione ma poi si fece buio in viso, aguzzò gli occhi e dopo un lasso di silenzio calcolatore mi scaraventò addosso un’ intuizione formidabile. “Secondo me ti è andata bene, da come ti risponde e minaccia questo Charles del cavolo, si capisce che questo è uno psicopatico. Hai sbagliato la macchina giusta.” 

Gelai. Forse Alexander aveva  ragione,  forse mi sarebbe andata peggio se avessi preso il Transit giusto. Dunque non era la sfiga ma ad avermi giocato un tiro mancino ma era stata la provvidenza che mi aveva salvato in corner? Capacissimo.

“A te piace sperimentare queste tecnologie plebee. Lo so. Ci si sposta o in treno o in aereo, ricordalo. E’ terribile tutto ciò. Cancella subito quest’app.”  Ingiunse lapidario il conte Stolberg mentre io continuavo a scalare a mani nude le vette della mia immaginazione. Un sorriso di gratitudine illimitata mi emerse dalle labbra e illuminò tutta  la reception. Il tempo di quattro screenshot per immortalare quei messaggi e…

Bla Bla off.

P.S.

Ho ricaricato l’app dopo 5 anni, qualche settimana fa, e forse un giorno risbaglierò giustamente car.

Manuel de Teffé