“IGIOVANI” : l’epitaffio semantico che ha relegato in una terra di nessuno la metà degli italiani. “Da una società feudale a un’economia di relazione.” – V parte.

October 17, 2011 — 5 Comments

I giovani hanno ragione. Una politica per i giovani. La rabbia dei giovani. Sei giovane. Un cappuccino al giovane. Il giovane scrittore. Il giovane imprenditore. Il giovane regista. La giovane mamma. Le giovani coppie. Le giovani famiglie. Il giovane prete. Jovanotti. E’ giovane. E’ troppo giovane. E’ ancora giovane. Sei ancora troppo giovane. Come sei giovane. Voi giovani. Noi giovani in fuga dalla politica. Un vescovo vicino ai giovani. La politica dalla parte dei giovani. Le politiche giovanili. La pastorale giovanile. Noi giovani siamo una risorsa. Noi giovani senza futuro. Noi giovani e la protesta globale. La crisi la paghiamo noi giovani. Il ruolo dei giovani. Noi ascoltiamo i giovani. Diamo voce ai giovani. Spazio ai giovani. I giovani di una volta. I giovani di talento. Noi giovani siamo inca. Ma se gli Inca si sono estinti è perché erano troppo indignados?  I giovani. I giovani. I giovani. IGIOVANI.

In Italia, la parola IGIOVANI è divenuto l’epitaffio semantico di una realtà prorompente: la giovinezza. Reiterata sino all’inverosimile,  IGIOVANI ha assunto nel nostro paese la forma di lager esistenziale, una zona franca che appena pronunciata relega automaticamente milioni di italiani in un limbo concettuale dal quale nessuno sa più come e quando uscirne. Se le parole avessero stoffa, la consunzione di IGIOVANI non permetterebbe neanche di vedere le trame originali del tessuto che la compone. Mentre le trame originali della gioventù sono: audacia, sorrisi, forza, velocità, freschezza, testacoda, ma sopratutto lampi nella notte e folate pazze. Una potenza di fuoco inaudita finita in salamoia semantica.

Qualche decennio dopo la seconda guerra mondiale, quando l’Italia si è riorganizzata e ha alzato la testa, si è anche richiusa in sé stessa rifeudalizzandosi come nessun altro paese al mondo: i nostri uomini e donne migliori ( i giovani ) si sarebbero trasformati molto lentamente e senza saperlo ne IGIOVANI, diventando invisibili. La luce si curva sulla parola vuota, non la illumina, e il termine diventa mantello che da invisibilità alla direzione della pronuncia.  Perché IGIOVANI vivono negli interstizi di una società feudale  in un ciclo continuo di moonwalking tra casa di mamma e ponte levatoio del castello sociale. Essi cercano in tutti i modi di entrare in società e, non riuscendoci, emigrano, si indignano, condividono su faccialibro.  IGIOVANI, non devono essere però confusi con NOIGIOVANI, c’è una differenza come inbound/outbound.

Quando IGIOVANI torneranno ad essere esseri umani, si potrà nuovamente utilizzare questo termine, per ora proporrei un digiuno terminologico su scala nazionale a tempo indeterminato. Che nessuno pronunci questa parola. Che nessuno si appaghi condividendo in bacheca. La ragazza che intervistata al telegiornale apre il suo discorso con ” IGIOVANI”,  si sta mandando in quel momento una maledizione,  un’automacumba carpiata, ci ipnotizza e diventa invisibile come il percorso di un tergicristalli dopo 10 ore di viaggio.

“NOIGIOVANI…” E scompare il portavoce ventottenne di un corteo di 10.000 coetanei manifestanti a Piazza Cavour per una società migliore. “IGIOVANI e il mondo del lavoro”  E l’anchorman  RAI occulta 12 milioni di italiani in un colpo. La luce, ripeto, si curva sulla parola vuota.

Neanche Houdini è riuscito in tanto: provate questo esperimento. Se pronunciate questa parola avete due possibilità. Se avete meno di 50 anni scomparirete: NOIGIOVANI. Cosa vedete?  Nulla? Ne avete da 18 a 49.  Se invece avete più di 50 anni farete scomparire gli altri. Se dite “Sei giovane” avrete eliminato il ragazzo di talento che spera di lavorare con voi, che spera che voi gli facciate da mentore. Non ci vuole un master in transemantica con indirizzo in criminologia per capire come la pronuncia cieca e continua di  un termine fa scomparire l’oggetto del termine stesso. Provate a dire ti amo a salve. Provate ad accarezzare un figlio senza intenzione. Provate a tuffarvi senza acqua. A battere il la per tre ore, senza fermarvi, sulla tastiera di un pianoforte a coda nella hall di uno hotel  a cinque stelle. Dopo 180 minuti avrete fatto scomparire sia il la che la musica stessa. Il la ha cancellato la musica.  La ha nascosta.

In Italia, i ragazzi, sotto il fardello ipertestuale de IGIOVANI sono rimandati costantemente al nulla vertiginoso, non sanno esattamente più chi sono, sanno solo che non sono vecchi, e in quanto avulsi dai giochi dei vecchi abdicano semanticamente al loro ruolo di uomini e donne e diventano IGIOVANI, come Bruce Wayne è divenuto Batman. Come Michael Jackson è divenuto Jacko. Ma almeno Wayne aveva un Jocker e Peter Pan un Uncino. I GIOVANI hanno IGIOVANI.

Mentre invece la verità universale è che: un ragazzo dopo i 18 anni è un uomo giovane. A 30 un uomo giovane è un uomo: di lì, si matura progressivamente. A 18 anni una ragazza è una donna giovane. A 28 è una donna: di lì, matura progressivamente.

Mai un termine è stato così a buon mercato. E allora gli italiani dovrebbero lanciare un’OPA su IGIOVANI, la più grande OPA del dopoguerra, la più importante, prendere possesso di questa parola non pronunciandola più e metterle nel CDA  una bambina che corre sorridente, un mascalzone con con uno splendido sorriso a quattro denti, lampi nella notte e folate pazze.

Nel frattempo mia figlia l’ho fatta nascere in Germania dove non esistono IGIOVANI, come non esistono né in Gran Bretagna, né in Francia, né in Spagna.

Lanciamo l’OPA? Le azioni adesso non costano nulla e sarebbe un’ottimo affare. Per tutti. Lanciamo l’OPA prima che mia figlia si svegli. Anzi, papà l’ha già lanciata. L’ha già lanciata.

Manuel de Teffé

5 responses to “IGIOVANI” : l’epitaffio semantico che ha relegato in una terra di nessuno la metà degli italiani. “Da una società feudale a un’economia di relazione.” – V parte.

  1. 

    Essere giovane ormai ‘e una colpa, ‘e un peso per la societa’. Siamo d’intralcio. Non capisco la ragione, perche’ in teoria i nostri genitori sono stati quelli che hanno gridato alla liberta’…Non capisco se per loro questa liberta’ era soltanto una moda e che con il passare del tempo ci hanno rinunciato.
    A volte non vedo l’ora di essere grande, di non essere piu’ giovane e di poter iniziare a vivere.

  2. 

    Lanciata!

    Firmato… una donna giovane, o una giovane donna.. almeno credo

    p.

  3. 

    ho pronunciato NOIGIOVANI e sono scomparsa! aiuto!!! ahaha. sei un mito. ADV.

  4. 

    Direi che hai colpito nel segno; hai percepito il profondo di quello che è il comune sentire di noi GIOVANI; di ciò che penso: che la nostra cultura ci vuole vecchi per considerarci in grado di poter affrontare delle decisioni, quelle devono prenderle loro e noi dobbiamo conformarci.
    Mi ha impressionato in quanto non avrei potuto utilizzare parole migliori: “il nulla vertiginoso” rappresenta il precipizio dove ogni giorno ci affacciamo guardando da un’altra parte per paura di cadere: “Ma ci avevano detto che dopo ogni tempesta c’è la quiete, che non può piovere per sempre, che domani è un altro giorno, che alla fine di un tunnel vedi la luce, che dopo la salita cominci a discendere” ma forse questa è una storia vecchia che noi dobbiamo riscrivere altrimenti nel precipizio ci cadiamo prima ancora di aver tentato di superarlo.
    Manuel de Teffé hai un modo di scrivere unico, vero, GIOVANE che innanzitutto ci crede: continua così.

  5. 

    condivido: non mi sento più giovane dall’esame di terza media. è una vita che sento di avere 40 anni. ora ce li ho e non li do a nessuno.l’ultima volta che mi hanno dato del giovane era quando mi hanno ricoverato in ospedale, a oncologia, insieme a malati, miei coetanei, mediamente di 60 anni.

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