Masterclass con David Lynch

Manuel de Teffé set con David Lynch

Avevo 19 anni e il liceo Pio IX mi aveva appena sfornato. Un giorno, diretto all’Accademia di Belle Arti dove studiavo tutto contento scenografia, il mitico autobus 62 apparve con ben 45 minuti di ritardo, mi caricò ma decise di non passare per Corso Vittorio Emanuele tagliando invece per il Lungotevere. Non so perché resistetti a tutto quel ritardo, poichè se c’era una cosa che non riuscivo a digerire era vedere la gente sforare anche di soli quindici minuti a un qualsiasi appuntamento. Ma quel giorno provvidenzialmente resistetti. All’altezza di piazza Navona vidi un riflettore gigante posizionato vicino al Bar Navona e scesi alla fermata successiva per andare subito a capire di cosa si trattasse. C’era Tonino Delli Colli, storico direttore della fotografia italiano che stava mettendo a punto la sua strategia di illuminazione, mi disse che l’indomani David Lynch avrebbe girato uno spot per la Barilla, come attori ci sarebbero stati Gerard Depardieu e Alessia Merz. E l’indomani, naturalmente, io ero già lì all’alba per chiedere a Lynch se potevo rimanere sul set e studiare il suo lavoro: mi regalò la masterclass con simpatia. Di slancio e con quella semplicità tipica dei grandi, il regista di Twin Peaks disse mi diede un sì deciso sembrando pure divertito dalla mia presenza. Passammo due giorni molto interessanti con Gerard Depardieu che si alzava dal bar per andare a soccorrere la gente che cadeva vicino a lui in bicicletta e a cucinare poi un piatto di spaghetti per “rincuorarla”. Quasi nel punto dove caddi io stesso in bici da bambino…La cosa mi sembrava incredibile. A contatto con Lynch, mi parve presto chiara subito una cosa: la differenza abissale tra i registi italiani che andavo via via conoscendo e questo americano. David, nella sua follia sognatrice era un uomo molto gentile e sereno, i nostri uomini romani dello spettacolo mi sembravano invece narcotizzati da un’inspiegabile sensazione di potere sulle vite degli altri. Poterino, non potere.

Grazie David per la quella libertà interiore che travasavi rendendo tutto leggero.

Manuel de Teffé