Quella volta che a 20 anni “espugnai” il set di Star Wars a Caserta

Ci sono momenti che segnano un prima e un dopo nella vita di un regista. Per me, quel momento ha il profumo del caffè di una mattina presto a Caserta e il suono dei walkie-talkie che gracchiano il mio nome tra i corridoi di una Reggia trasformata nel palazzo di Naboo. Era il 1997. Avevo 20 anni, tanta fame di imparare e una notizia che mi faceva vibrare: George Lucas era in Italia per girare Star Wars: Episodio I – La Minaccia Fantasma.

Non c’era internet come lo conosciamo oggi. Per capire come muovermi, feci l’unica cosa possibile: comprai ogni singolo quotidiano nazionale. Studiai gli articoli, cercai tra le righe i nomi dei produttori, dei responsabili, di chiunque facesse parte della macchina organizzativa.

Armato di un nome (un line producer scovato tra le cronache) e di un biglietto del treno, arrivai a Caserta all’alba. Mi diressi dritto all’hotel più prestigioso della città. Sapevo che erano lì. Con la faccia tosta dei vent’anni, chiesi di parlare con il produttore. Pochi minuti dopo, mi ritrovai nella sala colazioni, circondato dall’immensa troupe del film. Fu lì che incontrai un ragazzo italiano della produzione. Gli chiesi, quasi con naturalezza, se fosse possibile seguire una sorta di “masterclass” sul set. Con mia enorme sorpresa, mi disse di sì.

“Lasciate passare Manuel de Teffé”

L’emozione vera arrivò davanti alla Reggia. Mentre salivo lo scalone monumentale, sentivo le guardie comunicare via radio:

“Lasciate passare Manuel de Teffé, lasciate passare Manuel de Teffé”.

Sentire il proprio nome rimbalzare tra la sicurezza di una produzione hollywoodiana è una sensazione che non si dimentica. Una volta dentro, la meraviglia: vedere George Lucas all’opera. Non ero lì per il glamour, ero lì per la tecnica. Osservavo come disponeva le luci, come muoveva le macchine da presa. Fu una rivelazione assoluta sulla velocità e sulla strategia visiva. In un momento di pausa, incrociai anche la giovanissima protagonista Natalie Portman. Io un gigante, lei uno scricciolo di talento immenso, ma la mia attenzione era tutta per la regia. Volevo caropire con gli occhi ogni segreto del mestiere.

Dopo pranzo, ebbi la fortuna di stringere la mano a George Lucas. Un saluto rapido, un complimento sincero. Quello che mi colpì profondamente, e che porto con me ancora oggi, fu la sua normalità. In quel periodo stavo scoprendo un paradosso: mentre molti registi e produttori italiani mi apparivano inavvicinabili, scostanti o perennemente in competizione, i giganti americani si dimostravano mentori naturali, aperti al dialogo e pronti a ispirare le nuove generazioni.Quella giornata a Caserta non è stata solo un bel ricordo; è stata la mia vera scuola. Quando anni dopo ho fondato la mia casa di produzione, Shineout, ho applicato ogni singolo insegnamento appreso su quel set, soprattutto nella realizzazione di video musicali…

La capacità di gestire la luce come uno stratega, la scioltezza nel risolvere i problemi e la velocità d’esecuzione nei tantissimi video musicali che ho diretto, derivano anche da quelle ore passate a osservare Lucas. Grazie, George. Per la masterclass involontaria e per avermi mostrato che, nel cinema, la grandezza va di pari passo con la generosità.

Manuel de Teffé


Leave a comment